Diceva Jung “Chi evita l’errore elude la vita”. In psicologia infatti non esistono errori.
Esiste la coazione a ripetere, esiste l’atto mancato, i lapsus.
Esiste la rimozione, la negazione, il diniego e le illusioni.
Esistono le resistenze, l’inconsapevolezza, i limiti mai abbordati.
Esistono le emozioni, prima fra tutte la paura.
Esistono i condizionamenti, la storia personale e quella della propria famiglia.
Esiste l’aspettativa delusa e i traumi.
Esistono i mille modi che troviamo per renderci l’anima più leggera.
Esistono i tentativi e i fallimenti. Esiste, a volerla pensare come Beckett, il “Prova ancora. Sbaglia ancora. Sbaglia meglio”.
O come scrive Sepulveda “Non si vola mai al primo tentativo”.
Ma allora non è forse più sano ridare valore a ciò che fino ad oggi abbiamo chiamato errore?
Non è forse compito di ogni essere umano trasformare l’errore in una possibilità per iniziare a fare diversamente?
In questa prospettiva l’apprendimento per prove ed errori pacifica l’anima su almeno due punti:
1) l’errore è ammesso,
2) l’errore non fermerà il processo di apprendimento. Anzi lo incrementa.
La psicologia aggiunge che l’errore è la madre di ogni apprendimento.
Quindi non è forse ora di essere grati ai nostri errori cambiandogli nome e iniziando a chiamarli possibilità?
Floriana Terranova



