La migrazione degli uccelli è un fenomeno naturale. Ha dei picchi in alcuni mesi. Tuttavia, in realtà, dura per tutto l’anno.
E’ imposta dalla legge naturale della sopravvivenza. L’istinto insegna a scegliere la direzione. Dà la spinta a migrare verso luoghi che possano garantire condizioni di vita migliori per sé e per la riproduzione della specie.
E’ scritto nelle leggi naturali il diritto di scegliere dove vivere, affinché la vita possa essere degna di questo nome, per gli animali come per gli uomini.
Nelle lunghe traversate stormi di uccelli e branchi di pesci, compatti affrontano insidie di vario genere. I più deboli non c’è la fanno, circa il 30% degli animali migratori muore senza riuscire ad arrivare alla meta.
Eppure la natura suggerisce loro di partire. Questo avviene solo ed esclusivamente per un motivo: rimanere dove si è non permetterà la sopravvivenza, per cui l’istinto di vita determina la migrazione.
Parimenti l’essere umano coglie all’interno del proprio animo la spinta ad andare via. Non si tratta di stormi bensì di esodi, per terra e per mare, senza alcuna certezza del dopo e dell’ora. Eppure si attende e poi si parte. E’ scritto nelle leggi della natura.
Ma se è vero che l’essere umano ha più strumenti delle specie animali, è possibile intervenire sul quel raccapricciante 30% e più.
Ogni volta che una barca attraversa il Mediterraneo senza alcun biglietto da crociera, ogni volta che i confini vengono oltrepassati a piedi di nascosto, ogni volta che ci si rannicchia stipati in luoghi indegni.
Nel vaso di Pandora, la fuga di tutti i mali trasforma il mondo ma la speranza rimane custodita nel fondo.
La natura e il mito raccontano le possibilità dell’uomo.
Se il flusso migratorio è qualcosa che avviene in natura, le domande da porsi diventano molte e le risposte ancora più urgenti e concrete. Oggi più che mai.
Sentirsi fortunati è una forma di discriminazione. Siamo tutti uccelli migratori.
Floriana Terranova




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