Responsabilità significa “impegnarsi a rispondere“.
E “a chi, a cosa e come si risponde” non racconta forse la storia di ognuno e il percorso di consapevolezza finora realizzato?
Se volessimo usufruire di un buon test predittivo sulla salute mentale, il “a chi, a cosa e come rispondiamo”, potrebbe essere considerato un discreto indicatore di benessere psicofisico.
La buona riuscita del test vedremo inoltre dipenderà da un processo di attribuzione causale ossia da quella che consideriamo essere la causa dei nostri sentimenti e azioni. In genere quando questi sono negativi e fallimentari la tendenza è quella di spostare all’esterno la causa di tutto parlando di destino, di colpe degli altri, di eventi che sfuggono al controllo.
“Non è dipeso da me…Non sono io che ho iniziato…Io non centro nulla….Non mi interessa…Non sono io che l’ho chiesto…Non sono io che l’ho fatto….Fosse stato per me non sarebbe accaduto…” e via discorrendo…Con questo campionario di frasi ci illudiamo di risolvere la questione.
Ma spostare all’esterno la causa della sofferenza e la responsabilità delle proprie azioni è un modo falsamente economico, da un punto di vista psichico, per risolvere conflittualità interne e interpersonali.
Il problema non solo rimane ma ne crea anche un altro.
In prospettiva infatti, il prezzo (alto) che paghiamo sarà sentirsi in balia di forze ed accadimenti esterni.
Ma quale è l’alternativa?
Possiamo essere in grado di accettare ciò che evitiamo?
Possiamo riconoscerci responsabilità dove invece proiettiamo colpe e mancanze sugli altri?
Possiamo pensare che un’assunzione di responsabilità possa aprire la possibilità di un reale cambiamento?
La maggior parte dei problemi nasce da un locus of controll interno malamente utilizzato che non permette di esplorare in modo sano la possibilità di rimediare[1].
Ognuno di noi agisce sempre (consapevolmente o meno) una propria parte nel gioco delle responsabilità e concause. Su questa fetta di responsabilità personale è possibile fare una puntata massima.
Se non evitiamo e proiettiamo sugli altri saremo pronti non solo a prenderci la nostra responsabilità e quindi a rispondere in modo adeguato, ma anche e soprattutto ad essere parte attiva e fondante della nostra vita.
Possiamo farcela?
Floriana Terranova
[1] Vedi articolo “L’equazione dell’ansia”




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