Orfeo, risalendo dagli Inferi insieme a Euridice, commette un errore: quello di guardarsi indietro per sincerarsi che la sua amata fosse dietro di lui: non ha avuto fiducia.
La pietà degli dei aveva concesso una possibilità ma l’insicurezza e il bisogno di controllo, rendono vano il privilegio ricevuto.
Ovidio nelle Metamoforsi così dà voce a Orfeo “…in pegno ve la chiedo, non in dono”, rivolgendosi agli dei, supplicandoli di riportare Euridice, morsa da una serpe, tra i vivi.
Il dono venne concesso con l’ordine di non voltarsi indietro risalendo dal regno dei morti.
Quando le discese diventano salite, poco importa se fanno migrare verso nuova vita. La tentazione della rassicurazione, del controllo, della non fiducia bussa alla porta dell’anima con insistenza.
Come a volersi sincerare che l’anima è ancora salva.
E allora è semplice cadere nell’oblio…
Appreso consapevolmente l’errore ci viene voglia di scrivere un finale diverso…
Ma come? E’ veramente possibile?
Non sono forse i testi mitologichi pieni di errori degli umani?
Non capita anche gli dei inesorabilmente, al pari degli umani, ricadere nella tentazione del ripetere?
Come possiamo riscrivere la storia personale senza scivolare nella dannazione della coazione?
Non è forse la storia stessa un apparato dannato di corsi e ricorsi?
Se in ogni cosa che incontriamo riuscissimo a ricordarci che ciò che ci coglie alla sprovvista e incute paura altro non è che il lato nascosto di qualcosa che fino ad allora non avevamo visto, forse saremmo più disposti ad accoglierlo?
Può essere forse questa la direzione per noi comuni mortali?
Se in ogni cosa che proviamo ci concedessimo la possibilità di cambiare prospettiva anche solo per un istante, converremmo che la realtà reale non è data una volta per tutte.
Se ci ricordassimo che la preziosità del diamante è data dalle sue sfaccettature, forse riusciremmo a dare valore differente a tutte le spigolature dell’anima.
Se considerassimo che la fiducia non è la fede (ossia un dono), ma qualcosa che si conquista esperienza dopo esperienza, qualcosa dentro di noi cambierebbe per sempre. La fiducia si sviluppa attraverso delusioni e disconferme di sé.
Potremmo congedarci da false sicurezze e Falsi Sé, lasciando respirare il nucleo originario della personalità.
Fiducia, amore per sé, autencità… questo è il punto centrale: non è possibile fidarsi degli altri finché non ci siamo liberati di tutte le illusioni su noi stessi. Non è possibile amare gli altri senza aver fatto esperienza di amore per sé. Non è possibile essere autentici se non si accetta di essere falsi.
E non è possibile liberarsi delle illusioni di sé senza passare attraverso paura e tristezza.
La nostra persona è come un utensile da forgiare. Inevitabilmente dovrà passare attraverso il fuoco. Questo processo brucia i veli delle illusioni. Si dimentica di sé definitivamente. Solo così ci si può ritrovare e riconoscere profondamente.
Per fare questo prima ancora della fiducia serve amore incondizionato verso se stessi…soprattutto quando ci si scopre a non averlo.
Perché la mancanza rimane spesso il miglior punto da cui ripartire.
Floriana Terranova




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