Secondo la fisica epicurea la natura scaturisce da una pioggia di atomi che, grazie al loro peso, precipitano nel vuoto infinito, dall’alto verso il basso.

In questa pioggia verticale, se ogni atomo procede dentro la propria traiettoria non accade nulla se non un susseguirsi di scie frenetiche, ininterrottamente.

Secondo Epicuro accade però che gli atomi, per motivi del tutto casuali, subiscano una leggera deviazione, un’inclinazione inattesa, quella che Lucrezio traduce con il termine clinamen.

La possibilità del clinamen permette all’atomo di uscire da un ottuso determinismo e di scrivere una storia diversa.

Grazie alla deviazione gli atomi si incontrano e scontrano, come gocce di pioggia che scivolano su un vetro, un po’ da sole un po’ legandosi.

E così si crea la natura. Dall’incontro di un singolo atomo con un altro atomo si diventa qualcosa di diverso, si crea una nuova traiettoria, una diversa prospettiva.

Quel singolo atomo non sarà più il singolo atomo ma un atomo singolo che incontra un altro atomo singolo. Insieme creeranno una terza realtà che si beneficia e si priva allo stesso tempo dell’individualità specifica dell’atomo singolo.

Così nasce il mondo secondo Epicuro. L’incontro tra due singolarità genera le cose dell’esistenza, in una collisione continua in cui la nuova realtà di due atomi deviati incontra un’altra realtà deviata, e un’altra e un’altra ancora.

Dalla deviazione dunque si genera vita.

Da ciò che il destino non ha calcolato si genera il destino di ogni singolo atomo.

Il clinamen, la possibilità, l’incontro, la collisione, le nuove infinite direzioni salvano dalla nevrosi, dal blocco, dalla non vita, dalla non scelta.

Ma per fare questo è necessario saper riconoscere il proprio destino, anche se proviamo paura e accettarlo.

Solo così sarà possibile scrivere il proprio vero destino.

Floriana Terranova

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